Il mondo dell’olio di oliva, le soluzioni di packaging per salvaguardare la bontà e proteggere il produttore e il consumatore

L’olio tra storia e leggenda

17 novembre 2014

 

Fin dagli albori della civiltà l’ulivo è stato un simbolo positivo di sacralità e pace.

 

Un esempio per tutti: la colomba biblica torno da Noè con un ramo d’ulivo per annunciare il ritiro delle acque dalla terra.

Da secoli, nella tradizione cristiana, viene usato olio d’oliva per la celebrazione di alcuni Sacramenti quali la Cresima, l’ ordinamento sacerdotale e l’Estrema Unzione.

La Domenica delle Palme, a tutti i fedeli viene offerto un rametto di ulivo benedetto, in ricordo della resurrezione e come simbolo pace.

 

L’ulivo per i greci ha sempre rappresentato un forte elemento simbolico, nonché una delle risorse principali dell’economia agricola. Nell’antica Grecia agli Ateniesi vincitori venivano offerti una corona di ulivo ed un’ampolla d’olio.

 

L’ulivo compare in molti miti e leggende greche, tra cui quello legato alla nascita di Atene, centro intellettuale e politico della civiltà greca. Si narra che gli abitanti di questa città che ancora non aveva nome, decisero di affidare agli dei tale scelta, attraverso una sfida tra Poseidone ed Atena.

Entrambi i contendenti avrebbero dovuto fare un agli abitanti, i quali avrebbero scelto quale dei due fosse il più gradito.

Poseidone piantando il suo tridente nel suolo fece sgorgare l’acqua, un bene preziosissimo per gli ateniesi, che però assaggiandola la trovarono sgradevole e rimasero delusi dal suo sapore salmastro.

Atena invece fece nascere un ulivo sulla roccia dove oggi sorge il Partenone. L’ulivo fu subito riconosciuto come una risorsa importantissima perché in grado di fornire l’olio, il legname e il cibo.

Gli ateniesi a quel punto non ebbero più dubbi e scelsero la potente dea come patrona della città, assegnandole anche lo stesso nome.

 

I Romani, che coltivarono l’olivo a partire dal 580 A.C., ne fecero un uso quasi smodato.

Come tutte le prelibatezze era costoso: Plinio, che ne individuò almeno 10 varietà e ne elencò tutti i pregi, ricorda che il cavolo non era un piatto economico perché doveva essere condito con olio. Virgilio, dal canto suo, suggerendo una ricetta di agliata, consigliava l’uso di tanto aglio, tanto aceto, ma solo “poche gocce di olio”.

L’olio assunse un ruolo fondamentale per la tavola e la cultura dell’epoca imperiale, tanto che Giulio Cesare costrinse le province vicine dell’impero a consegnare alla città molti litri di olio come tributo annuale. Il frutto dell’ulivo godeva di una tale considerazione che, in una civiltà basata su una rigida struttura militare e sul reclutamento obbligatorio, i cittadini che piantavano almeno un iugero (circa 2.500 metri quadri) di ulivi venivano dispensati dalla leva.

Sempre in quest’epoca le olive venivano servite anche nei pranzi più importanti, sia all’inizio che alla fine del pasto. Conservate in salamoia erano snocciolate, tritate e mescolate con il miele.

 

Il valore dell’ulivo per gli antichi Romani è anche dimostrato dal fatto che essi intrecciavano ramoscelli di ulivo per farne corone con le quali premiare i cittadini più valorosi.

 

 

La prima olivicoltura si sviluppò già 7.000 anni fa nelle regioni del Medio Oriente. Da qui la produzione d’olio si diffuse in tutto il Mediterraneo, dapprima in Egitto e successivamente in Grecia e in Italia. A Creta la coltivazione è documentata in età minoica, dal 3.000 al 1.500 a.C